VALENTE CANCOGNI

Il respiro della forma

BIOGRAFIA

Cancogni Valente Luigi Giorgio

" Trasformare una cosa, così che il risultato trapassi la cosa morta in una trasfigurazione viva. "

La Storia

BIOGRAFIA

"Trasformare una cosa, così che il risultato trapassi la cosa morta in una trasfigurazione viva."
Profilo sintetico

Valente Cancogni
Scultore
Massa, 1953
«Io non invento nulla, io riscopro.»

Formazione: Accademia di Belle Arti di Carrara — Disegno Sperimentale, 2005
Materiali: Bronzo · Ceramica e terracotta · Acciaio corten · Piombo · e materiali diversi per le installazioni
Temi ricorrenti: La figura femminile, anche mitologica · L'identità e il corpo frammentato · La coppia · La sfera e il cerchio · La rottura ricomposta (kintsugi)
Cicli: Contaminazioni · Identità · Teste · Installazioni ambientali
Collezioni pubbliche: Consiglio Regionale della Toscana — Palazzo del Pegaso, Firenze
Spazio pubblico: Girotondo, Massa, dal 2018

Espone in Italia, Spagna ed Emirati Arabi Uniti.
Vive e lavora a Massa, in Toscana.

Biografia estesa
Valente Cancogni
Scultore
Massa, 1953

Il percorso
Valente Cancogni nasce a Massa nel 1953. Il suo primo linguaggio non è la scultura, ma la pittura: attraversa gli anni della formazione tra pittura e incisione, cercando una via espressiva prima di trovare nella materia tridimensionale il proprio terreno definitivo. 
Nel 2005 consegue il diploma di laurea in Disegno Sperimentale presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara, discutendo la tesi Arte ed emozione con il relatore, professor Renato Carozzi — un titolo che, letto oggi, anticipa con precisione il senso di tutto il lavoro successivo. È in questo passaggio, dalla superficie dipinta al volume plasmato, che nasce lo scultore.
Alla scultura arriva per sottrazione: la pittura gli restituiva immagini, ma non peso. Quando comincia a lavorare la creta scopre che la materia oppone resistenza — e che quella resistenza è la parte interessante. 
L'Accademia, frequentata da adulto, arriva a confermare una scelta già fatta, non a determinarla.
La sua ricerca plastica si organizza da allora attorno a tre famiglie di materia — bronzo, terra, acciaio — ciascuna capace di custodire un registro emotivo proprio. 
Nel bronzo trova densità e permanenza; nella terra, lavorata come ceramica e terracotta, il paradosso che più gli appartiene: la rottura ricomposta con l'oro secondo la pratica del kintsugi, dove la perfezione non è integrità ma unione di parti. Nell'acciaio corten trova il registro pubblico, quello esposto al tempo e all'ossidazione.
Attraverso questi materiali torna con costanza un soggetto: la figura femminile. Corpi allungati, esili, con la superficie scavata come una materia lasciata alle intemperie. Alcune portano nomi del mito — Venere, Medusa, Atena, Dafne — ma il mito non è citazione erudita: è riproposto in figure attualizzate, che non vengono incoronate in una bellezza assoluta né condannate a una punizione eterna. È qui il tratto che governa tutto il lavoro: Cancogni accenna e non conclude. 
Non consegna una versione definitiva, non emette un giudizio, lascia che sia chi guarda a decidere dove finisce l'opera.
Da questo rifiuto della conclusione nasce il suo modo di pensare per opposti complementari, tenuti insieme senza essere risolti. 
Nel ciclo Contaminazioni lavora il piombo — un materiale che avvelena e insieme scherma: contaminazione e protezione nella stessa materia, come sono, dice l'artista, le cose degli uomini; e il corpo vi compare frammentato, torsi con o senza testa, come se l'integrità fosse una condizione provvisoria. Nel ciclo Identità mette a confronto due materie senza farle competere: fusti di piante sezionati e acciaio inox, affiancati fino a comporre la forma di una soglia alta oltre due metri. 
Il legno cresce e si consuma, l'acciaio dura e non genera nulla; nessuno dei due basta a se stesso, e sotto entrambi corre un letto di terra vera. È un varco che non si attraversa con i piedi, ma con il pensiero. E nella sfera, forma che ricorre in tutto il corpus, la perfezione esiste solo nell'unione di due parti che da sole non basterebbero.
Accanto alla scultura corre una linea di installazioni ambientali — fra cui Sinapsi, acciaio e lana, due metri per lato — oggi sospesa ma non conclusa. È una ricerca che Cancogni intende riprendere per restituire ad alcune di quelle opere una collocazione permanente: il messaggio che portano non gli sembra compatibile con la durata di un evento.
Nel 2018 realizza Girotondo, cerchio di figure senza volto in acciaio corten installato in una rotatoria di Massa e documentato da La Nazione: la sua prima opera a misurarsi ogni giorno con lo spazio pubblico. 
Nel 2024 dona Mai più, scultura in ceramica sul tema della violenza contro le donne, esposta per la prima volta il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: l'opera entra nel patrimonio artistico del Consiglio Regionale della Toscana e trova sede permanente a Palazzo del Pegaso, a Firenze. Cancogni è stato tra i soci dell'Associazione Asart — Artisti Scultori di Pietrasanta, con cui ha esposto in rassegne collettive nel centro storico versiliese, in luoghi come il Chiostro di Sant'Agostino, la Rocca di Sala, il Museo dei Bozzetti e il Duomo, realizzate in collaborazione con il Comune di Pietrasanta e accompagnate da cataloghi editi da Asart. 
Negli ultimi anni la sua produzione — tra cui Divenire, opera selezionata alla Biennale di Chianciano nel 2024, e La Sfera della Vita, ceramica kintsugi del 2025 — è stata presentata in mostre personali e collettive tra Italia, Spagna e Dubai, ed è stata oggetto di attenzione su testate come La Nazione, Exibart, Art & Investments ed Exit Urban Magazine. 
Tra i riconoscimenti ricevuti, il secondo premio Scultura Città di Carrara e la finale del concorso internazionale Zurich Spa Assicurazioni.

Le parole dell'artista
«Sento i materiali non solo come mezzi, ma essi stessi corpo e parola.»
«Lavorando la ceramica ho imparato il contrario: se stringi troppo, la spacchi. Se urli, non senti il respiro della forma.»
«Fare e ancora fare, ma poi distruggere per rifare altro e diverso — sempre ignota strada verso un risultato che solo nella mente è presente e pienamente compiuto.»
«Non so se questa è una qualche arte e non lo saprò mai, forse.»

Opere in collezioni pubbliche e spazi permanenti
Mai più — 2024, ceramica
Patrimonio artistico del Consiglio Regionale della Toscana — Palazzo del Pegaso, Firenze. Presentata il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Girotondo — 2018, acciaio corten
Installazione permanente — Rotonda Largo Unità d'Italia (già piazza della Misericordia), Massa.
Esposizione permanente — dal 2009  Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana — BCC Credito Cooperativo, Massa.

Hanno scritto di lui (selezione)
Testi critici: Massimo Bertozzi · Giuseppe Cordoni · Alessio Paolo Musella · Andrea Barretta · Giuseppina Irene Groccia
Testate: La Nazione · Exibart · Art & Investments · Exit Urban Magazine · ContemporArte

Per gallerie e stampa
Materiali disponibili su richiesta: biografia in italiano e in inglese, curriculum completo, ritratti dell'artista in alta risoluzione, immagini delle opere con didascalie e crediti fotografici, catalogo Il Respiro della Forma.
Curriculum

Scarica il curriculum artistico in formato PDF per consultare formazione, percorso espositivo e attività.

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