La colata
Il forno brucia da ore prima che succeda qualcosa. È la parte che nessuno filma: l'attesa. Il bronzo dentro al crogiolo deve superare i mille gradi, e non c'è modo di accelerare — si aspetta, si controlla, si aspetta ancora. Quando il rame comincia a bruciare verde sulla bocca del forno, so che ci siamo.
Intanto le mie forme sono lì, interrate nella sabbia, già cotte e svuotate della cera. Dentro non c'è più niente: solo il vuoto esatto di quello che ho modellato. Un'intercapedine d'aria che aspetta di essere riempita.
Si toglie la scoria dalla superficie, si estrae il crogiolo con le tenaglie. Da quel momento nessuno parla più: il metallo comincia a raffreddarsi appena esce dal forno, e ogni secondo conta. Il getto va versato continuo, senza esitazioni — se si interrompe, il bronzo si ferma a mezza strada e l'opera nasce incompleta.
Ogni forma prende pochi secondi. Il bronzo trova da solo la strada che la cera aveva lasciato, scende nei canali, riempie il vuoto, risale dagli sfiati. Non posso più intervenire: quello che ho deciso mesi prima, lavorando la cera con le dita, adesso si compie senza di me.
Poi si aspetta che il metallo si fermi. E si scopre solo il giorno dopo, quando si rompe il refrattario, se quello che avevo in mente è davvero arrivato fin dentro l'ultimo angolo.